ambiente

sabato 2 aprile 2011

Un mare di amianto in Trentino

di Alessandro Maranesi
TRENTO. L'amianto uccide ogni anno almeno 100 mila persone. Di queste circa 4 mila sono in Italia, ma il picco, secondo l'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) arriverà tra il 2015 e il 2018. In Provincia di Trento i dati aggiornati dicono che ci sono più di 2,7 milioni di metri quadri (circa 350 campi da calcio) di tetti che sono ancora ricoperti dall'eternit. Soprattutto in Vallagarina, Val d'Adige, Alto Garda e Giudicarie. La pericolosità dipende dallo stato di conservazione, ma la cifra fa comunque paura. Una cifra per difetto, visto che le tecnologie usate non individuano le superfici inferiori ai 15 metri quadrati. Senza contare che gli edifici costruiti fino al 1992, anno in cui l'amianto è stato bandito, contengono fibre del materiale killer spruzzato sui muri, nelle canne fumarie o, ancora, sui tetti. Che poi si può annidare nel corpo umano per colpire anche dopo 40 anni. E poi ci sono gli elettrodomestici, per i quali la questione è ancora più spinosa: nonostante il divieto ormai ventennale anche solo ad importare beni contenenti amianto «è probabile che oggetti provenienti dall'Asia, come ferri da stiro o guanti da forno, siano fatti usando l'amianto. I controlli vengono fatti a campione e non possono garantire la totale sicurezza» spiega Michele Nardelli (Pd) primo firmatario di un disegno di legge volto a modificare la normativa trentina in materia di amianto. «L'attuale impianto legislativo risale al'98 e stiamo terminando ora la mappatura dei tetti potenzialmente a rischio. L'Azienda sanitaria sta inoltre provvedendo a formare 40 specialisti che dovranno redigere una mappa della pericolosità comune per comune» continua Nardelli. «Il ddl sarà una svolta nell'ambito dell'inquinamento ambientale, che vede il Trentino all'avanguardia» - rileva Luca Zeni (Pd), anche lui tra i firmatari. Infatti se la legge passasse si arriverebbe ad avere innanzitutto un piano con cui creare impianti di smaltimento e delle condizioni per una serie di interventi sugli stabili a rischio, sia pubblici che privati. Ad esempio, il sindaco di un paese che volesse mettere in sicurezza 



19 marzo 2011la scuola elementare o l'asilo del suo comune riceverebbe un contributo tanto maggiore tanto più sarà veloce nella bonifica (dal 70% se fatta entro 2 anni fino 30% se fatta entro 6). Allo stesso modo anche il privato che intendesse eliminare il rischio amianto in casa o azienda riceverebbe un aiuto pubblico (in percentuali però non ancora decise). Tutto questo vale per gli edifici che non siano stati certificati come immediatamente pericolosi. Infatti, per gli altri, sia pubblici che privati, scatta l'obbligo di svolgere immediatamente i lavori. E se il proprietario si rifiutasse lo farebbe la Provincia, facendogli poi pagare il costo totale dei lavori. Un meccanismo premiale, che dovrebbe anche servire ad eliminare il rischio dello smaltimento illegale.



sabato 19 marzo 2011


Cosa penso sul nucleare

L'evento catastrofico accaduto in Giappone pone all'Italia il grande dilemma del nucleare si o del nucleare no.
Personalmente pur non essendo io un esperto in questa materia che richiede grande conoscenze scientifiche, ritengo che in occasione di questi incidenti da quello di Chernobyl  nel 1986 a quello accaduto recentemente a Fukushima vi sia una importante correlazione: l'errore umano e il fattore esterno. Il terzo fattore di rischio tralasciato di proposito perché il fatto  fortunatamente non'è ancora accaduto e speriamo non accada mai è l'attacco terroristico.
Tutti questi elementi  messi assieme infrangono ogni tentativo di rassicurazione, da parte di tutti quei fautori di questa tecnologia, che consente di ridurre i consumi di combustibili fossili e le emissioni di gas serra, ma che non esclude assolutamente che questi eventi catastrofici possano ripetersi di tanto in tanto.
La prossima volta dove accadrà ? In Friuli molti sono preoccupati per la vicinanza della centrale nucleare in Slovenia zona altamente sismica come tutta l'Italia del resto, ma gli esperti ribadiscono andiamo avanti.
Possibile non  prender spunto dalla Germania che aveva deciso già prima dell'incidente giapponese di uscire dal nucleare puntando a soddisfare  nel 2050 almeno l'80% della richiesta elettrica con le rinnovabili.
E poi c'è il problema delle scorie, a quasi cinquant'anni  dalla prima centrale non esiste alcun paese al mondo che abbia realizzato un deposito definitivo per le scorie altamente radioattive.
Perché per tutti gli altri oggetti che conosciamo è prevista la chiusura di un ciclo.
Per i rifiuti nucleari, la cui pericolosità ha dei tempi di dimezzamento intorno alle decine di migliaia di anni, non abbiamo trovato ancora una soluzione, lasciando alle nuove generazioni questo pesante fardello.
Tutto ciò è sostenibile ?

Massimo Boso
martedì 8 febbraio 2011


UN' ALTRA ROGNA


Ex discarica di Masi Rovigo: avanti con la messa in sicurezza


     GRIGNO. Ok della giunta provinciale al piano di caratterizzazione della discarica Masi Rovigo. L'ex discarica comprensoriale, chiusa ormai dal 1996, è costantemente monitorata riguardo alla fuoriuscita di percolato, che viene recuperato in una vasca. Nel maggio 2007 lo stesso Comprensorio, gestore del sito, comunicò la potenziale contaminazione dell'area a causa della verifica di dati anomali rilevati dal piezometro di controllo. Essendo l'estensione del sito superiore all'ettaro, la competenza non spetta più al Comune di Grigno, ma alla Provincia, che ha dato avvio all'iter previsto per l'esclusione del rischio di inquinamento. Il piano di caratterizzazione è stato redatto dal Comprensorio nell'ottobre 2007 e trasmesso al Comune e all'Appa, che nel febbraio 2008 aveva dato parere favorevole, con alcune prescrizioni tra cui l'approfondimento della provenienza del mercurio rilevato.  Anche l'Azienda servizi sanitari nel 2007 diede l'ok al piano di caratterizzazione. Il Comprensorio ha redatto anche il piano di rischio, da cui emerge una situazione non allarmante. La Provincia ha di recente stanziato poco meno di un milione di euro per la copertura della discarica. (m.c.)


    «C'è amianto sui tetti» La mappatura dei siti entro la fine del 2012


       GRIGNO. Entro il 2012 sarà fatta la mappatura delle coperture in amianto. Approvata (unanimità) la mozione sul rischio amianto presentata da Massimo Boso di "Nuovi volti per il domani". Il consigliere, allegando un dossier dell'Osservatorio Grigno Tezze sul problema delle coperture in amianto presenti nel territorio comunale già ampiamente illustrato dal Trentino, aveva chiesto il censimento dei siti e l'avvio di una campagna di informazione sui rischi dell'amianto. Il sindaco Fogarotto ha ricevuto dall'assessore provinciale Pacher informazioni sul disegno di legge approvato di recente, in cui si prevede la mappatura delle coperture in amianto presenti nel territorio provinciale e la volontà di aiutare finanziariamente i privati per la bonifica. Parolari dell'Apss aggiunge in una lettera che nel 2011 sarà valutato lo stato di conservazione di questi siti per stabilire le priorità e che la mappatura sarà fatta entro il 2012, anche con tecnici comunali. Il sindaco ha anche scritto al dottor Marco Rigo (Isde), già intervenuto sulla questione, chiedendo di indicare quanti casi di malattia e morte a Grigno sono riconducibili all'amianto, ma non è ancora giunta risposta. Sul tema ha risposto invece Piffer (Apss) che riporta 5 casi di mesioterioma dal '95 al 2004 in Valsugana, ma nessuno a Grigno. (m.c.)    16.ottobre 2010



      AMIANTO SICURO

      Un comune denominatore delle tristi vicende ambientali che hanno interessato la Valsugana in questo ultimo biennio ( Monte Zaccon, acciaierie, discariche abusive, e non ultima il fenomeno diffuso dell’amianto) è costituito dal rituale intervento degli amministratori a vari livelli che si spendono in rassicurazioni sull’assenza di pericolo per la salute a fronte di fenomeni di inquinamento anche di entità rilevante ed estesa.
      Il problema risiede probabilmente nel significato che si attribuisce al termine “pericolo per la salute”.
      Se questo infatti si intende una situazione emergenziale con potenziali danni visibili a breve termine per un gran numero di persone, probabilmente l’amministratore ha ragione; A Grigno non esiste un emergenza amianto in quanto l’amianto non costituisce un emergenza in sé se con questo termine intendiamo pericoli derivati da macrofenomeni come alluvioni, folgorazioni, intossicazioni acute, crolli, frane, smottamenti etc le cui conseguenze sono immediate, visibili e “intense”, tuttavia l’amianto stesso è un pericolo per note e inconfutabili ragioni maggiormente aggravate dall’età e dallo stato di conservazione delle coperture, il pericolo è quello derivato da un esposizione estesa continua a basse dosi, ovvero quella direttamente correlata con l’insorgenza delle patologie tumorali. Per Patologie tumorali è bene non riferirsi solo al mesotelioma pleurico che è il solo tumore per il quale sia stata dimostrata una correlazione diretta con l’esposizione alle fibre di amianto, per le altre neoplasie e malattie infiammatorie non è stato possibile stabilire la correlazione diretta perché sono derivate da una molteplicità di cause fra le quali anche l’amianto.
      Contare quindi quanti mesoteliomi ci sono stati in Valsugana per capire se le centinaia di metri quadrati di amianto presenti sui tetti di Grigno sono pericolosi, è fuorviante e anche sbagliato.
      Altra costante negli interventi degli amministratori è quella di considerare come sostenibile qualunque situazione  “ a norma di regolamento “ come se questo coincidesse con  l’assenza di conseguenze per la salute. Viaggiare su un tratto di strada affollato di gente a 60 km orari essendoci un limite di 130 costituisce o no un pericolo per la salute delle persone che si trovano in quel tratto di strada? È stato dimostrato come i limiti rappresentano esclusivamente un compromesso e non una garanzia per la salute, si pensi a tal proposito che essi sono in progressiva revisione, naturalmente verso il basso, tanto che la concentrazione nell’ambiente di una data sostanza tossica poteva essere tollerabile solo due anni fa diversamente da quanto accade oggi.
      L’ISDE si stà battendo contro questo atteggiamenti che portano ad un approccio burocratico amministrativo ai problemi legati alla salute, ignorando il principio elementare, inserito nel nostro codice giuridico, chiamato Principio Precauzionale per il quale non bisogna aspettare che la dannosità di un fenomeno sia dimostrata “ex post” dopo che l’epidemiologia ha dimostrato l’impatto sulla popolazione, ma bisogna ragionevolmente provvedere a quei correttivi che evitino ai posteri le pesanti conseguenze di un atteggiamento permissivo e in definitiva superficiale.
      Grigno ha un problema rappresentato da una superficie di svariate centinaia di metri quadrati di coperture di eternit risalenti agli anni 50 60 quindi in stato di evidente sfaldamento. Le fibrille invisibili con diametro di pochi micron entrano nell’albero respiratorio quindi nel torrente circolatorio, possono essere ingerite e come tali costituiscono una esposizione cronica a basse dosi per la popolazione residente, le cui conseguenze sommate certamente ad altri fenomeni andranno a saldo dopo 15  20 anni.
      Sarebbe interessante approfondire quali sono i motivi di tali rassicurazioni “formali” a fronte di un fenomeno che si spiega da sé, Riteniamo che la situazione non sia del tutto sotto controllo e che se anche non dovesse esistere( a parere dei nostri amministratori ) uno stato di emergenza, venga perlomeno ritenuto doveroso sollevare il problema e il pericolo che da esso ne deriva.
       Se qualcuno vuole strumentalizzare tutto questo identificandoci e classificandoci come un gruppo di fanatici ambientalisti la cui vocazione è solo quella di generare allarmismi, non ha ancora capito che stare dalla parte della salute conviene a tutti.
      Ad ogni modo siamo tranquilli la Provincia è informata e tutto quello che ( burocraticamente) andava fatto è stato fatto …cosa vogliamo di più?